È ufficiale: la password iCloud dell’iPhone del terrorista di San Bernardino è stata cambiata dall’FBI

Dopo una serie di annunci e smentite che hanno caratterizzato l’intero fine settimana appena trascorso, il Dipartimento della Salute di San Bernardino, presso il quale lavorava Syed Rizwan Farook, uno dei due terroristi uccisi dopo la Strage di San Bernardino, ha fatto sapere tramite il suo account ufficiale Twitter che su richiesta esplicita dell’F.B.I ha modificato l’account iCloud collegato all’iPhone 5c di Farook (account e telefono che evidentemente facevano parte della dotazione aziendale dell’assassino).
Venerdì, alcuni dirigenti Apple che hanno chiesto di rimanere anonimi, hanno rilasciato una intervista durante la quale hanno spiegato che la password dell’account iCloud del terrorista era stata modificata quando l’iPhone 5c era già in mano dell’F.B.I, che tuttavia aveva negato il suo coinvolgimento diretto accusando il Dipartimento della Salute di San Bernardino di aveva proceduto al ripristino della password per ragioni proprie.
Sempre venerdì, in seguito alla nuova richiesta del Dipartimento di Giustizia che obbliga Apple a sbloccare immediatamente l’iPhone del terrorista, Cupertino aveva spiegato di aver collaborato fin dall’inizio con l’F.B.I proponendo quattro modi diversi per accedere all’iPhone di Farook senza dover ricorrere ad una backdoor, ma uno di questi sistemi non poteva più essere utilizzato proprio perché la password dell’account iCloud del terrorista era stata modificata nelle prime 24 ore, cioè quando il telefono era già stato sequestrato dall’F.B.I.
Apple ha chiarito che sarebbe stata in grado di attivare un backup automatico iCloud collegando l’iPhone 5c a una rete Wi-Fi “di fiducia”, e quindi consegnare all’F.B.I tutti i dati archiviati sul telefono. Ma, poiché la password iCloud è stata modificata dal Dipartimento della Salute di San Bernardino, ma non sull’iPhone bloccato, il metodo non può funzionare.
Il famoso giornalista John Paczkowski di Buzzfeed ha riferito che David Wert, portavoce del Dipartimento della Salute di San Bernardino, ha confermato l’autenticità del tweet, ma non ha voluto aggiungere ulteriori commenti. Successivamente, l’F.B.I. ha ammesso di aver chiesto all’ex datore di lavoro di Farook di reimpostare la password dell’account iCloud per accedere ai dati del backup salvati sul cloud, salvo poi scoprire che questi erano vecchi perché il terrorista aveva disabilitato la funzione di backup automatico o non aveva più funzionato per mancanza di spazio.
A questo punto rimane da capire perché in un primo momento l’F.B.I voleva far ricadere la colpa del cambio della password dell’account Apple di Farook sul Dipartimento della Salute San Bernardino.


5 commenti
…e queste sono le menti alle quali Apple dovrebbe consegnare le “chiavi universali” di iOS? Massimo rispetto per le vittime dell’attacco terroristico di San Bernardino ma siamo al ridicolo.
L’idea dell’FBI non era male: conoscendo password e user name dell’account iCloud collegato all’iPhone di Farook, importando il backup su un altro iPhone avrebbero avuto una copia del telefono del terrorista. La sfortuna ha voluto che il backup iCloud fosse stato disattivato o non funzionante da tempo.
Un altra precisazione: L’FBI non vuole le “chiavi universali” di iOS, ma ha detto che darà l’iPhone del terrorista ad Apple che nei suoi laboratori lo può sbloccare e riconsegnarglielo. Che poi non esiste un sistema per sbloccarlo è un altro paio di maniche.
Humm…mi pare che la richiesta iniziale fosse quella di chiedere ad Apple di rilasciargli un metodo (software modificato di iOS) per evitare in futuro di dover chiedere lo sblocco di un altro device iOS ad Apple stessa. Se non sono chiavi universali queste…
Scrive Tim Cook: “Specifically, the FBI wants us to make a new version of the iPhone operating system, circumventing several important security features, and install it on an iPhone recovered during the investigation. In the wrong hands, this software — which does not exist today — would have the potential to unlock any iPhone in someone’s physical possession.”
Si, ma dopo la lettera di Tim Cook è intervenuta la Casa Bianca click qui spiegando che l’FBI vuole accedere solo ai dati dell’iPhone del terrorista, e l’FBI ha detto che non gli interessa sapere come Apple sbloccherà l’iPhone, ma vuole solo i dati che contiene.
È di pochi minuti fa la pubblicazione di una sorta di FAQ sul sito Apple riguardo tale situazione. Apple ribadisce che non lavorerà mai sulla realizzazione di un sistema operativo ad hoc che consenta di decrittare i dati contenuti su un dispositivo iOS. Se nonostante tutte le rassicurazioni della Casa Bianca continuano a ribadire ciò evidentemente l’FBI è interessata, più di quanto vogliano farci credere, alla possibilità per il futuro di decrittare il contenuto di altri dispositivi iOS senza chiedere nulla a nessuno.
Tim Cook scrive: “The only way to guarantee that such a powerful tool isn’t abused and doesn’t fall into the wrong hands is to never create it.”
http://www.apple.com/customer-letter/answers/