La Tela del Ragno: La fine dell’era dei Mac Intel
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Il Mac si appresta ad aver un componete hardware in comune con iPad, iPhone, Apple Watch e a tutti gli altri dispositivi di Cupertino: il processore realizzato direttamente da Apple, e nell’arco di un paio di anni i Mac Intel saranno solo un ricordo.
Sono stati utilizzati fiumi di inchiostro per confrontare l’imminente transizione Apple Silicon con quella a Intel. Tuttavia, c’è un aspetto che è stato trascurato che rende differente questa transizione da quella precedente.
Cominciamo dalla fine dell’era PowerPC. Quando la transizione Intel è stata annunciata nel corso dello storico WWDC nel giugno 2005, i portatili Apple erano chiaramente in difficoltà. Il PowerMac G5 era stato presentato da due anni e l’iMac G5 da circa uno.

Questi computer avevano bisogno di un efficace sistema di raffreddamento e, francamente, ero rimasto davvero sorpreso come Apple fosse riuscita a infilare un G5 nell’iMac spesso cinque centimetri dopo aver visto quanta aria si muoveva attraverso il case a grattugia del PowerMac G5. Il risultato è stato più che soddisfacente: prestazioni molto migliori (solo due anni più tardi i Mac Intel supereranno in velocità i Mac 5G), possibilità di aggiungere più RAM e un processore a 64 bit.
Invece, la situazione era tutt’altro che rosea per il PowerBook G4. Dal primo modello in alluminio nel settembre 2003 all’ultimo rilasciato solo 25 mesi dopo, Apple era riuscita a portare la macchina da 1,0 GHz a 1,67 GHz, ma la velocità del bus di sistema e le dimensioni della cache erano rimaste le stesse, così come la quantità massima di memoria supportata.
Oggi, la stragrande maggioranza dei Mac venduti sono portatili, così come a metà degli anni 2000, infatti l’ascesa dei portatili era già iniziata da tempo, ma il PowerBook ormai appariva sottodimensionato limitando ciò che i professionisti potevano fare in movimento.
Lo stesso discorso si potrebbe replicare adattandolo ai Mac Intel, ma credo che nel complesso gli attuali computer Apple siano in condizioni molto migliori rispetto a quelli del WWDC di 15 anni fa.
Anche se Intel ha faticato a ridurre le dimensioni del processo e a fornire chip più freddi, Apple è stata comunque in grado di costruire macchine molto performanti, dal MacBook Pro ai desktop professionali. Tecnologie come Thunderbolt 3 hanno mantenuto il Mac al passo con i tempi, se non addirittura in netto anticipo rispetto al resto dell’industria dei PC in termini di I/O, e sembra che non ci siano stati grossi problemi a integrare chip personalizzati come il T2, che gestisce una serie di funzionalità del Mac, nonostante sia un processore ARM all’interno di un computer Intel.
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In sintesi, sembra che Apple stia effettuando questa transizione di processori da una posizione di forza, non di debolezza. L’ultima volta, Apple è dovuta passare ai chip Intel perché IBM non voleva o non poteva realizzare un 5G per il PowerBook. Lo stesso Steve Jobs ammise nel corso di una intervista che Apple aveva processori IBM per i suoi portatili per al massimo un altro paio di anni. È vero, gli attuali Mac potrebbero essere più sottili, più freddi e più efficienti dal punto di vista energetico, ma la vera questione è ciò che l’Apple Silicon può fare, non ciò che Intel non può fare.
Apple ha deciso che il futuro del Mac non debba più dipendere da terzi, e non avrebbe iniziato questa nuova transizione se non fosse sicura dei computer che può costruire. Come utente Mac di lunga data, sono contento che stia per iniziare una nuova ed eccitante avventura del Macintosh.

La Tela del Ragno è l’editoriale, ma senza editore, di Spider-Mac, ma come un editoriale tratta un problema o un fatto di rilevante attualità legato al mondo Apple.


7 commenti
Io al contrario temo si possa rivelare un boomerang. Tornerà di moda Virtual pc? Sui Mac Intel non installavi Windows magari, ma sapevi che all’occorrenza avresti potuto utilizzare quel tool idiota che ti serve per lavoro…
Parallels ha già fatto sapere che è al lavoro per una applicazione nativa per i Mac Apple Silicon.
Con questa mossa nel giro di pochi anni i Macbook verranno “mangiati” dagli iPad. Arriveremo presto ad un unico sistema operativo. Oggi è già tutto wireless, aggiungere una tastiera ad un iPad è molto semplice e si hanno entrambi i mondi con una spesa più contenuta. I MacBook non avranno mai il touchscreen, o forse no.
Nel 2006 il mio primo MacBookPro mi permise di liberarmi dei PC Windows che avevo in casa relegando Windows in una VM.
Oggi con quelle VM Windows ci lavoro, anche agevolmente e spero di non dover tornare a acquistare PC per poter continuare a lavorare.
non capisco perchè Apple però ultimi anni ha ” abbandonato” proprio noi che ci si lavora(va) oggi a parte soluzioni ibride non auspicabili, per fare audio con più arzigogoli ma anche libertà, win10 e la sua orchestra soddisfa meglio e talvolta uguale d Apple. Inusitato ! A parte applicaz pro però per l’uso day by day…nulla esiste imho più comodo, intelligente e utile della MacOs Experience. DI CERTISSIMO la sfida x me è riuscire ad attendere le prox uscite hardware ( se vanno come immagino) perchè ho una voglia, ma una tal voglia di prendermi subito come minimo intanto un mini M1…
Oggigiorno si fa davvero fatica a leggere una frase in italiano
mmmh…true, tendenzialmente vero anche se ( occorre ricordarlo) talvolta, capita di inciampare per distrazione, serenità di svariate origini o sua assenza, in errori, refusi e sopravvalutazioni. Poi c’è anche chi ( traspare a volte oltre le intenzioni) abbia impiegato così tanta fatica nell’imparare le regoline, subendo al punto di ritrovarsi, come accade agli ex fumatori i quali divengono i più intolleranti verso chi ancora indugia, ad agire come ” colui che è senza peccato ” e può scagliarsi addosso pietre e flagellazioni, riconoscendosi nelle altrui esperienze. Vero è che dovrebbe contar la Luna più del dito, ma nonostante le limitazioni di qualunque linguaggio nella rappresentazione della ” realtà ” concordo sul fatto che se poi si deroga troppo spesso all’ordine espositivo, questo possa servire da esempio vizioso e viziato ad eventuali virgulti che si fossero trovati, come Cappuccetto Rosso nel bosco, a passare in ” zone rarefatte del pensiero “. E, ti ringrazio per avermi rafforzato in questa convinzione, non è forse il caso. Mi scuso per le volte che dovesse (ri)capitarmi, come anche di eventuali refusi. Ad ogni modo forse, se d’uno squilibrio si debba esser responsabili, è certamente più grave lo squilibrarsi verso il dito, piuttosto che verso la Luna. Per la sola forma può bastare anche un simulacro. imho ciao, grazie 🙂