Azioni Apple: la sfida tra ottimisti e realisti è lanciata

Outlook, la nuova newsletter settimanale di Repubblica, curata dal vicedirettore Walter Galbiati, offre ogni mercoledì un’analisi approfondita del mondo dell’economia, della finanza e dei mercati internazionali. L’articolo di questa settimana è dedicato ad Apple.
Due mesi dopo aver celebrato a Cupertino risultati record e un numero mai visto di dispositivi attivi, Apple si trova al centro di una tempesta perfetta, ritiene Galbiati, vicedirettore di Repubblica. L’annuncio di Donald Trump di voler imporre un dazio del 25% su ogni iPhone prodotto all’estero ha colto il gruppo di sorpresa, accentuando un 2025 già difficile in Borsa. Galbiati fa notare come Apple sia la peggiore tra le “magnifiche sette” di Wall Street, con una flessione del 26% da inizio anno, che ha fatto scendere la sua capitalizzazione sotto la soglia simbolica dei 3mila miliardi di dollari.

Un dato che contrasta nettamente con i concorrenti: Microsoft e Nvidia hanno perso rispettivamente solo il 3% e il 12%, mentre Tesla, Amazon e Alphabet viaggiano attorno a un calo del 18%, in un contesto dove l’indice Nasdaq 100 è salito del 2%.
La notizia dei dazi ha pesato sul titolo Apple, che la scorsa settimana ha perso un ulteriore 3%, anche se il colpo più duro era già arrivato ad aprile con l’annuncio delle “tariffe di Liberazione”, costate al gruppo 300 miliardi in capitalizzazione. Eppure, gli analisti restano fiduciosi spiega Galbiati: Jp Morgan valuta il titolo 240 dollari, contro gli attuali 180, e invita i propri clienti a “sovrappesare” Apple in portafoglio. Anche Goldman Sachs consiglia l’acquisto, stimando un potenziale di crescita fino a 250 dollari per azione.

Le motivazioni di questo ottimismo si basano su diversi fattori. Innanzitutto, secondo Jp Morgan, i dazi non dovrebbero colpire solo gli iPhone ma tutti gli smartphone, il che permetterebbe ad Apple di mantenere un vantaggio competitivo grazie alla sua capacità storica di imporre i prezzi più alti del mercato. Inoltre, l’azienda è perfettamente in grado di trasferire l’aumento dei costi sul consumatore: un dazio del 25% si tradurrebbe in un rincaro medio del 5%, pari a circa 50 dollari per dispositivo, un valore compatibile con gli aumenti applicati negli anni passati.
Goldman Sachs sottolinea anche la forza strutturale dell’azienda, l’innovazione continua e la crescita del comparto servizi, che potrebbero compensare sia la frenata della domanda di iPhone, dovuta all’allungamento del ciclo di sostituzione, sia la minore richiesta di iPad e Mac. I numeri confermano questa direzione strategica: nel trimestre chiuso a marzo, Apple ha registrato ricavi per 95,4 miliardi di dollari (+5% su base annua), con i servizi che hanno fatto segnare una crescita a doppia cifra (+11,6%), superando di gran lunga l’aumento contenuto dei prodotti fisici (+2,7%).

Se gli iPhone restano il cuore pulsante dei ricavi, con 46,8 miliardi pari alla metà del totale, i servizi si attestano a 26,6 miliardi, superando per importanza i Mac (7,9 miliardi), gli accessori (7,5) e gli iPad (6,4). A livello di margini, poi, i servizi offrono ritorni più alti, diventando un asset fondamentale per sostenere la redditività futura. Tuttavia, nonostante i buoni fondamentali, le previsioni sugli utili per il 2026 sono state riviste al ribasso: -5,1% secondo Bloomberg, con una contrazione del 3,9% anche per le stime sui ricavi.
Chi invece non condivide la visione positiva delle banche d’affari è Warren Buffett, evdienzia Galbiati. Il leggendario investitore, pur lodando Tim Cook per i risultati ottenuti – dichiarando persino che ha fatto guadagnare più alla Berkshire Hathaway di quanto abbia fatto lui stesso – ha dimezzato la propria partecipazione in Apple nel corso del 2024. Una decisione che ha fruttato miliardi di dollari e che è stata dettata, secondo gli osservatori, da due fattori: da un lato la corsa alla liquidità in un contesto di rialzo dei tassi e turbolenze politiche, dall’altro una valutazione ormai troppo elevata rispetto agli utili prospettici.

Quando Buffett entrò in Apple nel 2016, il titolo valeva tra le 12 e le 13 volte gli utili attesi. Oggi, quel multiplo ha sfiorato quota 30, ma con aspettative di crescita molto più contenute. E così Berkshire ha trasformato Apple in liquidità e titoli di Stato, che ora rappresentano quasi il 30% degli asset del gruppo, per un valore di oltre 300 miliardi di dollari.
La sfida tra ottimisti e realisti è lanciata, sentenzia il vicedirettore di Repubblica. Chi avrà avuto ragione – le grandi banche d’affari o l’oracolo di Omaha – lo scopriremo solo il 31 dicembre, quando Wall Street tirerà le somme di un anno che, per Apple, resterà comunque memorabile.



4 commenti
E’ notizia fresca che i dazi sono stati riconosciuti come illegali da una corte federale americana. Se è vero come sembra ad oggi che i dazi verranno definitivamente bocciati, avremo una situazione meno negativa di quanto ci aspettavamo fino ad un paio di giorni fa, e non solo per Apple.
Wall Street non ha regito come era lecito aspettarsi click qui
Ho letto il nuovo articolo: non mi aspettavo un immediato miracolo, ma una reazione comunque più positiva della borsa, quella sì. E quindi non ci resta che attendere 👍
Hanno già bloccato il blocco dei dazi… gli USA sono diventati uno stato di pagliacci inattendibili