Apple valuta l’addio al monopolio TSMC: Intel torna in gioco per i chip meno potenti

Da oltre dieci anni TSMC è il fornitore esclusivo dei sistemi-on-a-chip di Apple, ma questo rapporto potrebbe avviarsi verso una svolta storica. Secondo il Wall Street Journal (WSJ), Cupertino starebbe esplorando la possibilità di far produrre alcuni processori di fascia più bassa da un’azienda diversa da TSMC, una mossa dettata soprattutto dal crescente impegno del colosso taiwanese con Nvidia e con altri protagonisti del boom dell’intelligenza artificiale. Le fonti della catena di approvvigionamento citate dal quotidiano parlano di una Apple sempre più attenta a diversificare i rischi, in un momento in cui la competizione per la capacità produttiva dei chip è diventata feroce.
Il rWSJ non indica nomi specifici, ma le indiscrezioni circolano da tempo e puntano con decisione su Intel. Già nei mesi scorsi l’analista Jeff Pu di GF Securities aveva previsto un accordo tra Apple e Intel per la fornitura di chip destinati almeno ad alcuni modelli di iPhone non Pro a partire dal 2028. In base a questa tempistica, Intel potrebbe arrivare a produrre una parte dei futuri chip A21 o A22, qualora le trattative tra le due aziende andassero a buon fine.
Il possibile ritorno di Intel nell’ecosistema Apple non si limiterebbe agli iPhone. L’analista Ming-Chi Kuo ha infatti indicato che già dalla metà del 2027 Intel potrebbe iniziare a produrre il chip della serie M di fascia più bassa destinato a specifici modelli di Mac e iPad, sfruttando il processo produttivo Intel 18A. In questo scenario, Intel non avrebbe alcun ruolo nella progettazione dei chip, che resterebbe saldamente nelle mani di Apple, ma si occuperebbe esclusivamente della fabbricazione, segnando una netta differenza rispetto all’era dei Mac con processori Intel x86, abbandonati a partire dal 2020.
La diversificazione dei fornitori rappresenterebbe per Apple una mossa strategica in un momento particolarmente delicato. Nvidia avrebbe infatti superato Apple come principale cliente di TSMC, mentre la corsa ai server per l’AI sta mettendo sotto pressione anche il mercato delle memorie. Secondo il Wall Street Journal, Samsung e SK Hynix avrebbero acquisito sufficiente potere contrattuale da imporre ad Apple prezzi più elevati per i chip RAM, un segnale di quanto l’equilibrio della supply chain si stia rapidamente spostando.
Durante l’ultima conferenza sui risultati finanziari, il CEO Tim Cook ha riconosciuto che l’aumento dei prezzi delle memorie ha avuto un impatto minimo sui margini nell’ultimo trimestre, pur aspettandosi un effetto leggermente più marcato nel trimestre in corso. Cook ha ribadito che Apple sta valutando diverse opzioni per gestire la situazione, senza però indicare interventi drastici. Ming-Chi Kuo, dal canto suo, non prevede aumenti di prezzo per la futura gamma iPhone 18.
Nonostante le tensioni sul fronte dei semiconduttori, i numeri di Apple restano solidissimi. Cupertino ha registrato ricavi record per 143,8 miliardi di dollari nell’ultimo trimestre, con una crescita annua del 16%, e prevede per il trimestre in corso un aumento compreso tra il 13% e il 16%, accompagnato da un margine lordo stimato tra il 48% e il 49%. Segnali che mostrano come, anche in uno scenario di forte competizione e costi crescenti, Apple continui a muoversi da posizione di forza.

