Accadde oggi: Dopo il peggior trimestre finanziario di Apple, Gil Amelio è costretto a dimettersi

6 luglio 1997 Dopo il peggior trimestre finanziario della storia Apple, il membro del Consiglio di Amministrazione Edgar S. Woolard Jr. chiamò il CEO Gil Amelio e lo informò che doveva dimettersi. “Hai fatto molto per aiutare la società, ma le vendite non sono aumentate,” spiegò Woolard.
Steve Jobs ha sempre negato di avere qualche responsabilità nella cacciata di Amelio, tuttavia, questo episodio gli permetterà diventare CEO di Apple per la prima volta.
Amelio era arrivato in Apple con una solida reputazione, era considerato un “artista delle inversioni di tendenza” e quindi sembrava l’uomo giusto per risollevare le sorti di Apple in forte crisi a metà degli anni ’90.
Amelio si trovò ad affrontare cinque problemi non appena assunse il mandato come CEO di Apple nel febbraio 1996: mancanza di denaro, prodotti di bassa qualità, ricerca e sviluppo focalizzati su obiettivi sbagliati, nessuna strategia per un nuovo sistema operativo Mac OS e una “cultura aziendale tossica”.
Amelio impose soluzioni drastiche. Il primo passo fu il ridimensionato della forza lavoro Apple di circa un terzo, tagliando 5.600 posti nel tentativo di ridurre le spese, quindi continuò la strategia iniziata dal suo predecessore Michael Spindler di concedere i sistema operativo per Mac a produttori di computer di terze parti. Ma, probabilmente, la decisone più importante che salverà Apple sarà anche quella che gli costerà il posto di lavoro.

Nel dicembre 1996, Apple decise di comprare NeXT, l’azienda fondata nel 1985 da Steve Jobs subito dopo che fu cacciato dall’azienda. Il costo dell’operazione fu di $429 milioni, e nell’affare era incluso anche Steve Jobs, che avrebbe affiancato Amelio come consigliere. Il motivo principale che spinse Gil Amelio a comprare NeXT era quello di entrare in possesso del suo sistema operativo di nuova generazione, che alla fine sarà la base di Mac OS X. Fino ad allora, Apple aveva tentato di sviluppare uno sistema operativo tutto nuovo, Copland, progettato per sostituire l’oramai superato System 7.
Fondamentalmente, tre eventi portarono al licenziamento di Gil Amelio.
Il primo, le scelte effettuate non furono abbastanza aggressive. Apple aveva un disperato bisogno di nuove idee e strategie, ma Amelio dimostrò di non essere un genio del marketing. A differenza dei Keynote degli Special Event di Apple di oggi, i MacWorld di Gil Amelio erano inconsistenti.
Il secondo evento è il peggior trimestre finanziario della storia di Apple, che contribuì a portare il deficit totale a $1,6 miliardi nei 500 giorni con Gil Amelio come CEO. Il crollo dei profitti azzerò ogni centesimo che Cupertino aveva guadagnato dal 1991.
Il terzo evento è il ritorno di Steve Jobs, che aveva maturato nel frattempo una maggiore esperienza aziendale. Indipendentemente dal fatto se Jobs abbia effettivamente tramato per far cadere Amelio, il Consiglio di Amministrazione di Apple lo considerò da subito il candidato ideale per gestire l’azienda. Dopo aver sfiorato il collasso finanziario, nel 1997, Steve Jobs era ritornato ad essere miliardario grazie ad un’altra sua azienda, la Pixar, e allo strepitoso successo di Toy Story. Così, sembrava avere molte delle risposte ai problemi che assillavano Apple.
In realtà, quando Woolard chiese di rassegnare le dimissioni, Gil Amelio protestò veementemente, spiegando che semplicemente aveva bisogno di più tempo per trasformare la società. Probabilmente non aveva tutti i torti, infatti, Steve Jobs fece sue molte delle strategie di Amelio, come la semplificare le linee dei prodotti Apple, ottenne nuovi finanziamenti, e lanciare alcuni ottimi Mac.
Dopo aver lasciato Cupertino, Amelio è diventato un venture capitalist. Ha fondato Acquicor Technology con Steve Wozniak e Ellen Hancock, che aveva ricoperto il ruolo di CTO di Cupertino durante la sua amministrazione.


2 commenti
Che belli questi articoli storici! Tolgono la nebbia sui punti focali della storia di Apple insegnando sempre qualcosa, sono in italiano e quindi per il resto di noi di facile lettura, e si vede che non sono pedissequamente ricopiati ma sono rielaborati partendo da un lavoro di ricerca storica.
L’unica cosa è che non penso che Steve Jobs fosse (rin)tronato… 🙂
Ooops… ho corretto grazie 😉🕸