OpenAI ammette in tribunale: ChatGPT su Apple Intelligence ha reso molto meno del previsto

Come riporta il Financial Times, i nuovi documenti depositati in tribunale mostrano che OpenAI è rimasta delusa dall’accoglienza di ChatGPT all’interno di Apple Intelligence, un’integrazione che dopo il debutto del 2024 avrebbe reso “molto meno del previsto”.
Il contesto è la causa antitrust che X, oggi parte di SpaceXAI, ha avviato contro Apple e OpenAI dopo l’annuncio di Elon Musk nell’agosto 2025. Al centro c’è la presunta collusione per tagliare fuori i concorrenti nell’intelligenza artificiale, a partire dall’accordo che ha portato ChatGPT in Apple Intelligence e Siri. L’atto depositato è andato oltre le lamentele di Musk sulle classifiche dell’App Store: X e SpaceXAI accusano Apple anche di ostacolare le «super app», compreso il progetto di X di diventare una “app per tutto”.
Nei mesi seguenti le parti si sono scambiate memorie e difese. Apple e OpenAI sostengono, tra l’altro, che l’intesa non fosse esclusiva, mentre gli atti hanno rivelato dettagli su come funzionasse davvero la partnership.
Uno arriva dall’ultimo documento di OpenAI. Nel 2024 l’azienda si aspettava un “effetto alone” dalla promozione e dall’associazione con il marchio Apple, oltre a più abbonamenti tra gli utenti di Apple Intelligence. Ma a un mese dal lancio l’integrazione sembrava “partita a rilento” e OpenAI ridusse le stime sugli utenti attivi settimanali. Nell’estate 2025 era ormai chiaro che l’integrazione stava andando “molto sotto le attese”. Le parti non oscurate delle conversazioni mostrano inoltre che i vertici di OpenAI temevano che Apple potesse “voler accelerare” per trovare un altro partner.
Nel 2024 Craig Federighi aveva spiegato che Apple voleva lasciare agli utenti la scelta tra più modelli, citando Google Gemini come possibile integrazione futura. Quell’accordo non si è concretizzato, ma oggi Apple si affida ai modelli Gemini per il nuovo Siri, mentre Xcode è stato esteso agli agenti di programmazione di Anthropic, Google e OpenAI.
Sempre secondo il Financial Times, il documento indica tra i possibili motivi della scarsa adozione il modo in cui Apple ha implementato ChatGPT: l’integrazione era disattivata di default.
Infine, come nota Reuters, OpenAI sostiene che le recenti comunicazioni di SpaceX, in particolare il prospetto per la quotazione in Borsa, siano “piene di dichiarazioni diametralmente opposte” al danno alla concorrenza denunciato. Per questo chiede al giudice Mark Pittman di pronunciarsi a suo favore prima del processo, fissato per gennaio.
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Colpisce che OpenAI, dopo aver puntato su un “effetto alone” grazie al marchio della Mela, ora spieghi in Tribunale che le cose sono andate male, facendo notare che l’integrazione era disattivata di default. È una scelta coerente con l’approccio di Apple, che chiede il consenso prima di inviare dati a servizi esterni, e che OpenAI conosceva bene quando ha firmato. Va detto che ammettere lo scarso successo dell’accordo fa comodo anche alla difesa: difficile sostenere che un’intesa poco redditizia servisse a escludere i rivali. Resta il fatto che la delusione, più che un problema di Cupertino, appare un limite di appeal di ChatGPT sull’iPhone.

