Accadde oggi: Il punto più basso della carriera di Steve Jobs

14 maggio 1992 È il giorno che sancisce la fine dell’accordo tra l’azienda NeXT di Steve Jobs con Businessland di David Norman (nella foto), all’epoca rivenditore di computer molto importante, costretto a chiudere tutti i suoi negozi.
È un momento in cui NeXT stava andando di male in peggio, e questo è uno dei punti più bassi nella carriera Jobs.
Businessland era una volta il più grande rivenditore di computer americano. Fondata nel 1982 e con obiettivo il mercato aziendale, alla fine degli anni ’80 aveva più di 100 punti vendita in tutti gli Stati Uniti. Nel 1988, il fatturato aveva superato $1 miliardo.

Nel 1989, Businessland aveva firmato un accordo con NeXT. I computer eccessivamente costosi della società di Jobs non erano riusciti a sfondare nel settore scolastico a cui erano destinati inizialmente, e così il target era diventato il mercato aziendale. Stando all’accordo, Businessland doveva vendere 100.000 computer NeXT in tre anni al prezzo di $9.995 ciascuno.
Il fondatore di Businessland riteneva che le vendite dei computer NeXT avrebbero superato quelle di Compaq. Il giorno della firma dell’accordo tra NeXT e Businessland, Jobs invitò i dirigenti di Businessland a casa sua a cena per festeggiare.
Ma, i computer NeXT semplicemente si dimostrarono troppo costosi anche per il settore aziendale. Businessland nel 1990 aveva venduto solo 360 unità, ma per ognuno aveva speso $10.000, a causa d’investimenti sbagliati e in pubblicità. Businessland chiuse tutti i suoi punti vendita ponendo così termine anche l’accordo con Jobs.
A quel tempo, le cose non sarebbero potute andare peggio. Ross Perot (nella foto con Jobs), famoso miliardario e finanziatore della prima ora di NeXT, si dimise dal Consiglio di Amministrazione della società di Jobs dicendo che investire in NeXT era stato il “più grande errore che ho fatto.”
Nel frattempo, gli altri amministratori fuggono dall’azienda come topi che lasciano una nave che affonda. Le disponibilità finanziarie di Steve Jobs si assottigliavano sempre più per via dell’andamento di NeXT, e per l’acquisto di un’altra società, la Pixar.
L’anno seguente, NeXT abbandonò il settore hardware del tutto, licenziando molti dipendenti. Jobs sembra sull’orlo del fallimento.
Ma, due anni più tardi, la Pixar produsse il suo primo lungometraggio, Toy Story, un film che ha riscosso un enorme successo. Steve Jobs deteneva l’80% della Pixar e lanciò una IPO che lo trasformò nuovamente in miliardario. Poco più tardi, Apple comprò il sistema operativo NeXT da Jobs, che divenne anche “consulente esterno”. Cinque anni dopo il crollo di Businessland, Jobs era di nuovo in gioco, in più si trovava saldamente alla guida di Apple.


4 commenti
Praticamente grazie a Woody e C. che oggi possiamo leggere questo Blog.
A volte anche le cose meno importanti della vita, come può essere un cartone animato, la fanno cambiare a molte altre.
Beh andando a ritroso si dovrebbe dare il merito all’ammmmore.
Se come si dice Lucas dovette vendere Pixar per problemi finanziari inerenti il divorzio con la moglie.
Steve è da ammirare anche per questo: la capacità di rialzarsi. Ha creato Apple e ne è stato buttato fuori in malo modo, Ci ha riprovato con Next ed è stato un disastro. Il fallimento nella società americana è visto come qualcosa di fisiologico, indispensabile per il successo.
Come qui da noi, insomma.
La capacità e la forza di guardare oltre i fallimenti fa la differenza. Non è una cosa facile e non è da tutti. Qui da noi poi… è fantascienza..